Nonostante l’entrata in vigore dell’European Media Freedom Act nell’agosto 2025, la sua applicazione resta incoerente, con diversi governi che non rispettano pienamente le principali garanzie relative all’indipendenza giornalistica, all’autonomia dei media di servizio pubblico e alla protezione delle fonti. Questo emerge dall’Indice mondiale della libertà di stampa 2026 pubblicato oggi da Reporters Without Borders.
In Germania (14ª, -3), la legislazione sulla sicurezza nazionale è considerata insufficiente rispetto ai requisiti dell’EMFA in materia di tutela dei giornalisti e delle loro fonti. Allo stesso tempo, disposizioni fondamentali che garantiscono l’indipendenza dei media di servizio pubblico sono messe in discussione da quadri normativi esistenti e da progetti di legge in diversi Paesi, tra cui Bulgaria (71ª, -1), Malta (67ª, +6), Italia (56ª, -7), Slovacchia (37ª, -8), Francia (25ª, -4), Lituania (15ª, -1) e Repubblica Ceca (11ª, +1).
L’Estonia (3ª), il cui servizio pubblico radiotelevisivo ha anch’esso subito pressioni politiche, è scesa nella classifica europea, superata dai Paesi Bassi (2ª). In Ungheria (74ª, -6), il governo uscente di Viktor Orbán è stato accusato di rifiutare l’attuazione dell’EMFA, limitando la libertà di espressione attraverso il cosiddetto Ufficio per la Protezione della Sovranità, descritto dai critici come uno strumento per istituzionalizzare le pressioni sui giornalisti e politicizzare ulteriormente la regolazione dei media.
L’Ungheria si colloca ora tra gli Stati membri dell’Unione con le peggiori prestazioni in termini di libertà di stampa, insieme a Cipro (80ª) e Grecia (86ª), dove la legislazione europea non è finora riuscita ad affrontare le preoccupazioni relative alla “oligarchizzazione” del panorama mediatico e ai rischi persistenti per la sicurezza dei giornalisti.
A livello regionale, l’Europa orientale e l’Asia centrale restano seconde dal basso nella classifica globale della libertà di stampa, mentre l’area UE-Balcani mantiene il primo posto nonostante un deterioramento generale delle condizioni giornalistiche.
Fatta eccezione per il Kosovo (84º su 180 paesi, +15 posizioni rispetto al 2025), che ha registrato miglioramenti pur rimanendo tra le giurisdizioni europee con il punteggio più basso, la libertà di stampa nei Balcani occidentali è nel complesso in peggioramento. Sebbene Albania (83ª, -3), Bosnia-Erzegovina (90ª, -4) e Serbia (104ª, -8) continuino a perseguire l’adesione all’Unione, tutti e tre i Paesi sono valutati come ambienti sempre più ostili al giornalismo e vulnerabili alla disinformazione.
La Moldova (31ª) resta l’unico Paese dell’Europa orientale classificato con un livello “soddisfacente” di libertà di stampa, anche se la media regionale è diminuita in tutti gli indicatori, in particolare nel quadro giuridico.
Gli Stati Uniti arretrano sotto Trump
Dal 2022, il punteggio complessivo dei 28 Paesi delle Americhe è sceso di 14 punti, un calo paragonabile a quello registrato nelle regioni più pericolose al mondo per i giornalisti, come Europa orientale-Asia centrale e Medio Oriente-Nord Africa. Nonostante alcuni miglioramenti limitati in paesi come il Brasile (52º), la traiettoria recente della regione è stata segnata dall’aumento della violenza da parte della criminalità organizzata e di attori politici che prendono di mira i giornalisti.
Gli Stati Uniti hanno registrato un deterioramento significativo sotto il presidente Donald Trump, i cui ripetuti attacchi alla stampa sono stati descritti come parte di un approccio politico più sistematico. Il Paese è sceso al 64º posto (-7), tra crescenti preoccupazioni per la sicurezza dei giornalisti e un ambiente sempre più ostile al lavoro dei media.
La detenzione e la successiva espulsione del giornalista salvadoregno Mario Guevara hanno ulteriormente alimentato le tensioni, evidenziando le preoccupazioni relative alla condotta della polizia e alla sicurezza della stampa.
Allo stesso tempo, profondi tagli al personale della United States Agency for Global Media hanno avuto conseguenze globali, portando alla chiusura o al ridimensionamento di emittenti internazionali come Voice of America, Radio Free Europe/Radio Liberty e Radio Free Asia in diversi Paesi in cui rappresentavano tra le ultime fonti affidabili di informazione indipendente.
In America Latina, leader politici percepiti come vicini alla retorica di Trump hanno adottato approcci più conflittuali nei confronti dei media, con effetti simili sugli indicatori di libertà di stampa.
L’Argentina sotto il presidente Javier Milei (-11) e El Salvador sotto il presidente Nayib Bukele (-8) hanno entrambi registrato cali significativi. Questi arretramenti sono collegati al peggioramento delle condizioni politiche e sociali, nonché a un aumento delle pressioni sul giornalismo indipendente e a un clima crescente di ostilità verso le voci mediatiche critiche.
La legislazione sempre più usata come strumento di pressione
Diverse tendenze sovrapposte stanno guidando il declino nella regione dell’Europa orientale e dell’Asia centrale. I quadri giuridici sono sempre più utilizzati per limitare l’indipendenza dei media e allinearli al potere politico, piuttosto che per tutelare il diritto all’informazione.
Dopo oltre un anno di instabilità politica e restrizioni alla copertura delle proteste, la Georgia (135ª) è scesa di 21 posizioni nell’indice. L’introduzione e l’applicazione di leggi restrittive, comprese le cosiddette norme sugli “agenti stranieri” e regole più rigide sul finanziamento dei media, insieme a crescenti ostacoli all’accesso alle informazioni, sono citate come prova dell’indebolimento dello Stato di diritto.
In Armenia (50ª), dove la libertà di stampa è ora valutata come “problematica”, il deterioramento è legato a un aumento delle cause per diffamazione abusive e a iniziative legislative percepite come aventi un effetto dissuasivo sui media.
In fondo alla classifica globale, Bielorussia (165ª), Azerbaigian (171º), Russia (172ª) e Turkmenistan (173º) registrano alcuni dei punteggi giuridici più bassi al mondo, compresi tra 22 e 32 su 100.
In Bielorussia e Russia – quest’ultima descritta come la seconda più grande prigione al mondo per giornalisti e la più grande per reporter stranieri, tutti ucraini – la legislazione antiterrorismo e antiestremismo è frequentemente utilizzata per criminalizzare l’attività giornalistica.
In questo contesto, l’Ucraina (55ª, +7) rappresenta un’eccezione relativa, registrando un miglioramento moderato nonostante la guerra di aggressione in corso da parte della Russia. Ciò è attribuito alla resilienza del settore mediatico e al continuo giornalismo investigativo volto a rafforzare la trasparenza nella vita pubblica.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

